In relazione a quanto detto ieri, vorrei citare un passo tratto da 'De Brevitate Vitae' di Seneca, scritto intorno al 41 d.C. ma tuttora di grande attualità.
"La maggior parte dei mortali, o Paolino, si lagna per la cattiveria della natura, perché siamo messi al mondo per un esiguo periodo di tempo, perché questi periodi di tempo a noi concessi trascorrono così velocemente, così in fretta che, tranne pochissimi, la vita abbandoni gli altri nello stesso sorgere della vita. Né di tale calamità, comune a tutti, come credono, si lamentò solo la folla e il dissennato popolino; questo stato d'animo suscitò le lamentele anche di personaggi famosi. Da qui deriva la famosa esclamazione del più illustre dei medici, che la vita è breve, l'arte lunga; di qui la contesa, poco decorosa per un saggio, dell'esigente Aristotele con la natura delle cose, perché essa è stata tanto benevola nei confronti degli animali, che possono vivere cinque o dieci generazioni, ed invece ha concesso un tempo tanto più breve all'uomo, nato a tante e così grandi cose. Noi non disponiamo di poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. La vita è lunga abbastanza e ci è stata data con larghezza per la realizzazione delle più grandi imprese, se fosse impiegata tutta con diligenza; ma quando essa trascorre nello spreco e nell'indifferenza, quando non viene spesa per nulla di buono, spinti alla fine dall'estrema necessità, ci accorgiamo che essa è passata e non ci siamo accorti del suo trascorrere. È così: non riceviamo una vita breve, ma l'abbiamo resa noi, e non siamo poveri di essa, ma prodighi. Come sontuose e regali ricchezze, quando siano giunte ad un cattivo padrone, vengono dissipate in un attimo, ma, benché modeste, se vengono affidate ad un buon custode, si incrementano con l'investimento, così la nostra vita molto si estende per chi sa bene gestirla."
giovedì 3 gennaio 2008
mercoledì 2 gennaio 2008
ORAZIO Carmina, I, 11
Versione originale:
Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quem tibi finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios temptaris numeros. Ut melius quidquid erit pati, seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.Traduzione:
Tu non chiedere mai, che non si può, qual destino gli dèi abbian pronto per me, per te, Leucònoe, né ti curar di oroscopi babilonesi. Meglio, quel che verrà, prender così com'è. Se molti inverni dio ci darà, o sarà questo l'ultimo che spumeggiante scaglia il Tirreno contro le rupi a infrangersi: metti giudizio, mescimi vino, le tue speranze regola giorno per giorno. Mentre parliamo, l'ora è già scorsa rapida.Cogli il tuo tempo; meno che puoi fìdati del domani.
Carpe diem
Oggi è morta una persona a me molto cara, e questo evento mi ha fatto riflettere. Infatti chiunque parlasse di lei, ricordava qualcosa di bello, mettendo in evidenza il suo carattere mite e dolce. La sua pace interiore si manifestava attraverso i suoi sorrisi, aveva sempre parole dolci x tutti, e mai una volta che si adirasse con qualcuno, la sua infinita pazienza le dava la forza di perdonare tutto e tutti.
La mia riflessione si sofferma al giorno in cui anche io nn ci sarò, e mi chiedo cosa diranno gli altri di me. Il punto nn è tanto la paura dell'opinione degli altri, ma quanto chiedermi se anch'io sto facendo qualcosa di buono nel mondo tale da essere ricordato dalle persone che mi circondano.
E' un interrogativo che mette in crisi ma che allo stesso tempo da la spinta a fare di più e a farlo meglio. Purtroppo (o x fortuna) nn sappiamo quando arriverà il nostro momento, e proprio x questo nn dobbiamo farci cogliere impreparati, ma è necessario iniziare a lavorarci sopra fin da subito, senza sprecare le occasioni,in modo che un giorno non avremo nulla da rimpiangere! E come diceva Orazio:"Carpe diem quam minimun credula postero".
La mia riflessione si sofferma al giorno in cui anche io nn ci sarò, e mi chiedo cosa diranno gli altri di me. Il punto nn è tanto la paura dell'opinione degli altri, ma quanto chiedermi se anch'io sto facendo qualcosa di buono nel mondo tale da essere ricordato dalle persone che mi circondano.
E' un interrogativo che mette in crisi ma che allo stesso tempo da la spinta a fare di più e a farlo meglio. Purtroppo (o x fortuna) nn sappiamo quando arriverà il nostro momento, e proprio x questo nn dobbiamo farci cogliere impreparati, ma è necessario iniziare a lavorarci sopra fin da subito, senza sprecare le occasioni,in modo che un giorno non avremo nulla da rimpiangere! E come diceva Orazio:"Carpe diem quam minimun credula postero".
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